Ai molti molto disonorevoli parlamentari di questa ammucchiata parlamentare del bunga bunga.
Qualcuno gli dica di levarsi dai coglioni. Gli dica di farsi curare. Gli dica di dimettersi. E' finito il gioco. La corsa è terminata e si scende!
In qualsiasi paese democratico del mondo civile papibunga sarebbe già nelle patrie galere. Noi stiamo discutendo di giochi del cerino, di fiducia, di governabilità, di elezioni e palle varie.
Costui, Al Pappone bunga, l’utilizzatore finale di minorenni prostitute non si vuole dimettere perché, dice lui, il popolo lo acclama, lo vuole, lo adora, lo vota. E per questo lui resta e non si dimette. “Unto di non si sa chi e da chi”, egli proclama il suo diritto a fare quello che gli pare, perché investito da grazia divina in quanto, appunto, “Unto”. Perciò egli, afferma che è suo diritto andare a puttane, riceverle nei palazzi istituzionali, fare festini a luci rosse, gialle, nere. È diritto di lui, vecchio, con la pancia, i capelli posticci e incatramati, i tacchi, il cerone sulla faccia, i denti storti, le enormi orecchie cascanti, i genitali flaccidi e tenuti su a forza di marchingegni chimico-farmaceutici, è suo diritto, dice, farsi portare carrettate di carne fresca a casa sua. Proprio come un macellaio ordinerebbe un tir di mezzene di vacche. E di questo si tratta. Sempre carne è, viva, umana, ma carne. Addobbata come vuole l’utilizzatore finale.
Questo porco, malato di libidine, che pensa col pene, e parla in suo nome, è quello che il suo avvocato descrive e scusa come uomo generoso e buono che si commuove per le altrui miserie e difficoltà. Salvo prendere in giro i poveracci dell’Aquila che stanno aspettando ricostruzioni, case, programmi seri. Oppure proclamarsi più potente di san Gennaro e vincere le elezioni perché aveva promesso di far sparire “abracadabra, sim sala bim”, la monnezza da Napoli.
O facendo credere che “ghe pensi mi”, gli immigrati non sarebbero più arrivati grazie all’amico (e compare di non si sa quali affari) Gheddafi, preposto dietro pagamento di mancia congrua, allo sbarramento della marea umana che si ammassa alle frontiere per cercare di venire in Italia.
Al Pappone si stava apparecchiando l’ennesimo lodo “infame” che gli permettesse di continuare a far finta di governare mentre in realtà la sua vera, unica attività, è quella di spupazzarsi puttane sempre più vicine alla pubertà in modo proporzionale alla sua sempre più avanzata anzianità. Il fuori di testa proclama il suo diritto a comportamenti che nemmeno nei peggiori lupanari erano ammessi. Come si fa a mettere in testa a uno che ragiona col pene e ha l’ossessione della femmina, che questo non si fa, che non si dicono certe cose. Che non è questione di moralismo ma di educazione, buon gusto, rispetto degli altri. Che ci sono questioni di opportunità. Perché la cacca la fai ma non vai in giro a dire “ho defecato”. Non gliene frega niente a nessuno. Ma può dar fastidio sbandierarlo. Così le questioni sessuali. Lo facciamo tutti. Chi più chi meno. Con chi ci pare. Ma non lo andiamo a dire come fosse la nostra cifra distintiva. Noi donne, soprattutto, non sventoliamo la bandiera del “ne ho stesi 20 a sera”. Lui fa così. Le barzellette, i dialoghi, la comunicazione, finiscono sempre lì. Con lui che si vanta, fa il pavone. Racconta della potenza del suo pene. E il poveraccio dimentica che, se non avesse il grasso e flaccido culo foderato di miliardi, nessuno lo cagherebbe. NESSUNO. Tantomeno le donne, giovani, minorenni. Figurarsi poi la sua corte dei miracoli, i suoi servi che vivono della sua elemosina e sono al suo servizio in attesa di prebende e poltrone o in virtù del fatto che le hanno ottenute.
Capito bungapapi? Capito Pappone di stato?
Certo, dopo tutto questo, parlarti di onore, di dignità, di rispetto delle Istituzioni, di doveri verso i cittadini, della necessità di dare l’esempio… di che parliamo con uno che è guidato dagli istinti, governato dal cazzo, perso in un delirio senile di fine vita, ingarbugliato in una prigione monotematica egoica, egoistica e mitomane di un io ipertrofico che non gli consente di avere la mente libera in modo da pensare a qualcosa che assomigli al governo del Paese. Figurarsi poi parlargli dello spirito di servizio che è la cifra indispensabile per chi si propone come rappresentate e guida di un paese e di un popolo.
Quando arriva lui sugli schermi, col suo sorriso volgare e arrogante, gli occhi piccoli quasi inesistenti da ippopotamo cattivo, quando comincia a snocciolare i suoi luoghi comuni, le sue promesse, le prese in giro, sento il colon arrotolarsi per il disgusto. E mi domando, sempre, come hanno potuto votare una caricatura così? Uno che puzza di “sola”, di imbroglio, di volgarità… come possono le mamme di quelle ragazze, parlargli e non sputargli in faccia? Come possono uomini e donne che hanno figli e sono nonni, difenderlo, identificarsi in lui, invidiarlo e incoraggiarlo? Com' è possibile che un Paese come il nostro sia sceso così in basso e sia diventato oggetto di barzelletta, di scherno, di stupore.
Non ci capiscono, gli altri, quelli di altri paesi. Non capisco nemmeno io. Nella mia piccola dimensione di donna, di cittadina, di madre, spero un giorno di nonna, non potrò mai capire un simile scempio da parte di quest’omiciattolo che non è mai sazio, di potere, di soldi, di sorca. Ma quello che mi fa più meraviglia e schifo sono i suoi difensori: i pennivendoli dei suoi giornali, i suoi servi politicanti, le sue cricche, e le donne che, in cambio di prestazioni, fanno politica.
Questa gente senza onore e senza morale che vaga di tv in tv a biascicare sciocchezze prendendoci per il culo e offendendo la nostra intelligenza, vorrebbe farmi credere che se mi indigno, se pretendo moralità, etica, comportamenti consoni da parte di un mio rappresentante, sono malata di moralismo. Che sono giustizialista se esigo che questo palazzinaro amico dei mafiosi il quale ha molti contenziosi con la giustizia, debba smettere di farsi leggi personali e debba andare finalmente a farsi processare.
Ma chi non ce la fa più a sopportare questa caricatura delle istituzioni, chi non confonde i termini e gli dà il giusto significato, conosce la differenza e pesa le parole. Moralità! E' diventato un valore risibile nel paese del bunga bunga.
Questo penso. E capisco che a chi è pagato da AL Pappone quanto ho detto fin qui dia fastidio.
Ma vedremo nei prossimi anni, a paese quasi risanato, chi avrà avuto ragione. Non so, servi, cricche, puttane, venduti, saltimbanchi del potere, dove sarete voi.
Io lo so dove sarò e cosa farò. Sarò fra la gente dignitosa, le donneInverticale con la schiena dritta, la gente che lavora e che crede nelle idee e negli ideali e non nel dio denaro. Sarò dalla parte del paese sana, pulita, che crede che la morale non sia moralismo, la giustizia non giustizialismo, la legalità non calpestabile, la fedeltà non comprabile con soldi e poltrone. Sarò con i miei nipoti (spero) e dirò loro: io c’ero, sì. Ma non mi sono piegata. Non ho accettato. Ho protestato. Ho fatto sentire la mia voce e il mio dissenso.
All’inizio eravamo in pochi. Poi siamo stati sempre più numerosi. Alla fine ce l’abbiamo fatta. E abbiamo pulito il nostro Bel Paese, per noi, per voi, per chi verrà dopo. Per non doverci vergognare.
Perché credevamo in un mondo migliore.